DURI SCONTRI IN ETIOPIA, ALTRI MORTI E FERITI

Negli ultimi giorni ad Oromia in Etiopia, si sono verificati nuovi disordini, con massicce manifestazioni, ed azioni violente da parte delle forze dell’ordine, scenario che ormai si protrae dai primi mesi dell’inizio dell’anno. Questi scontri sono stati scatenati dai piani di sviluppo destinati ai terreni agricoli nella regione. Migliaia di persone sono scese in piazza per dire no al Master Plan World, da Addis Abeba, la capitale, il malcontento ha attraversato la città fino ad arrivare ad Oromia una regione inquieta dell’Etiopia centrale e meridionale, ed ha raggiunto Bahir Dar, questo fine settimana , nella zona nord del Paese. Le proteste da parte dell’etnia Oromo sono state innescate dai timori degli agricoltori di essere spostati dalle loro terre e poter perdere il loro lavoro.

I manifestanti di Oromia si oppongono al tentativo del governo di espandere il capitale delle aziende agricole alle zone vicine maggiormente degradate. Con le loro proteste vogliono che venga abbandonato il progetto di espansione della capitale.
Anche se un ricercatore etiope, Birhanu Lenjiso ha esposto problemi più ampi, ad esempio il comportamento della classe dirigente nei confronti delle etnie Oromo. Quindi alla base di questi scontri ci sarebbero anche importanti conflitti etnici. Nonostante le recenti proteste si siano scatenate dal problema dei piani di espansione, gli attivisti dicono che ci sono una serie di lamentele di lunga data sulla distribuzione del potere e delle ricchezze verso l’élite dei Tigray, che occupa in prevalenza il nord del Paese.

Dall’inizio dell’anno, sono state decine le persone uccise negli scontri tra le regioni di Oromia e Amhara in Etiopia, e purtroppo, anche questo fine settimana durante il tentativo delle forze dell’ordine di reprimere la massiccia ondata di proteste anti-governative in due delle regioni chiave del Paese.

La polizia ha sparato gas lacrimogeni e bloccato le strade di diverse città nella vasta regione di Oromia . Merera Gudìna, il leader dell’opposizione del Congresso del Popolo Oromo ha detto:”Abbiamo notizie di 40 o 50 manifestanti uccisi , questo numero di morti è provvisorio, potrebbero anche essere di più , purtroppo si contano anche molti feriti”.

Un diplomatico ha confermato che almeno 49 persone sono state assassinate. Tra le città più colpite dalle violenze c’è Nekemte, una città dell’Etiopia occidentale , dove 15 persone sono state uccise.

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Amnesty International ha emesso un bilancio di 97 vittime, con 67 morti ad Oromia e 30 ad Amhara solo fra sabato e domenica . Michelle Kagari , vice direttore regionale di Amnesty International per l’Africa orientale ha detto: ” Le forze dell’ordine hanno usato sistematicamente una violenza eccessiva nei loro tentativi errati di mettere a tacere le voci dei dissenzienti”.

Le tensioni si sono protratte per due decenni oltre il distretto di Wolkayt , in una striscia di terra che i manifestanti dicono è stata illegalmente incorporata da Amhara nel territorio del Tigray verso il confine nord della regione.

Anche negli anni scorsi si sono verificate proteste simili a queste che hanno provocato decine di morti e numerosi disagi. In seguito alle contestazioni tutte le scuole pubbliche ad Oromia sono state chiuse. I blocchi stradali hanno aumentato il traffico dentro e fuori dal centro abitato, i cittadini hanno dovuto fare ricorso alla legittima difesa, per proteggere i loro esercizi, ed in molte città, era stato istituito il coprifuoco. La portata delle proteste messe in atto per il Master Plan potevano essere paragonabili a quelle della rivoluzione del 1974 quando venne rovesciato il governo del monarca più longevo dell’Africa , il defunto imperatore Haile Selassie .

I manifestanti hanno accusato più volte il governo di violazione dei diritti e di emarginazione delle comunità etniche. Gli Oromo sono uno fra i più grandi gruppi razziali in Etiopia , costituiscono oltre il 30 per cento della popolazione . Gli Amhara sono il secondo gruppo etnico più grosso.
L’opposizione dice che il governo e le forze armate sono succubi dei Tigrayan un’altro popolo della regione,considerato di élite, con più privilegi, anche se costituiscono solo il 6 per cento della popolazione.

Ad Addis Abeba, molte persone sono state picchiate , ha riferito un testimone che ha voluto scegliere l’anonimato. “Ho visto molta gente venire arrestata. Il governo era in giro per la città e tutti erano armati. Si stanno muovendo con le forze speciali “.

Qui nella società Oromo, le organizzazioni civili e culturali sono quasi tutte vietate. I tribunali non sono indipendenti e i giovani ed anche altri cittadini, si sentono tagliati fuori dalle decisioni chiave che riguardano il loro futuro, ed in mancanza di alternative si gettano nelle rimostranze. La disoccupazione giovanile è acuta, l’occupazione nel settore pubblico richiede l’appartenenza ad un partito o una profonda connessione alle classi dirigenti . Il lungo percorso di fuga verso l’Europa si sta rivelando insidioso, dopo i fatti avvenuti negli ultimi anni.

Ricordiamo che l’Etiopia è stata la beniamina degli investitori stranieri in quanto rende alti guadagni, perché è formata da una società prevalentemente agraria e produce molto coi suoi terreni, ed è una protagonista indiscussa dell’economia africana. Ha più volte registrato una crescita notevole negli ultimi dieci anni , alimentata dalla rapida urbanizzazione e agevolata dai tentativi del governo di industrializzare la nazione.
Ma il régime autocratico al potere è molto criticato ed accusato di reprimere i dissensi, di aver incarcerato i giornalisti e rigido sulle sue decisioni . Dopo aver vinto le elezioni , Fronte del Popolo Etiope salendo al potere ha rivoluzionato il sistema democratico, dopo aver cacciato il dittatore Mengistu Haile Mariam in carica dal 1991, controlla tutti i seggi del Parlamento.

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Dobbiamo anche ricordare che la Costituzione della Repubblica Democratica Federale d’Etiopia (FDRE del 1995 articolo 43.2) stabilisce chiaramente il diritto di ogni nazione, ed ogni popolo di nazionalità etiope di essere consultati e coinvolti pienamente ad ogni progetto di espansione che riguarda la comunità. Quindi essi hanno il potere costituzionale di scegliere, se optare per i programmi di ampliamento urbano o se astenersi. Da qui possiamo dare una nuova lettura alla resistenza degli intellettuali Oromo, politici, studenti, uomini d’affari e contadini, questa dovrebbe essere letta come una risposta ad un intervento che in gran parte ha violato la legge costituzionale; ed il loro diritto di essere consultati e coinvolti nei progetti di sviluppo.

Human Rights Watch ha dichiarato che in giugno, almeno 400 persone, delle quali molte di età inferiore ai 18 anni , sono state uccise e migliaia sono state ferite . Quasi un centinaio di quelli che hanno preso parte alle proteste si ritiene siano scomparsi.
Yeseph Badwaza, responsabile del programma per l’Etiopia , Freedom House di Washington ha detto:” Non ci sono voci di opposizione in parlamento o nell’amministrazione locale, c’è a mala pena una stampa indipendente”.

Nell’ultimo periodo l’assetto istituzionale ha iniziato a mostrare segni di cedimento e sui social o nei video pubblicati vengono mostrati dei manifestanti ad Addis Abeba e nella città di Oromia con cartelli nelle mani che chiedono la caduta del governo, urlando a gran voce, “Fermate il massacro”. Sono state trasmesse anche le immagini degli scontri fra cittadini e le forze dell’ordine, suggerendo un provvedimento severo da parte del regime politico.
Le autorità hanno limitato l’accesso ai social e ai media in tutta la regione di Oromia , questo rende difficile verificare le informazioni che ci arrivano sulle proteste.

Si deve tenere presente che i progetti di sviluppo, come l’espansione urbana, come le dighe, come i progetti agricoli o altri interventi su larga scala hanno ripercussioni significative sulla vita, sulle culture e l’identità dei popoli indigeni di tutto il mondo, a causa dell’esperienze storica che Oromia ha dovuto affrontare come quelle di sfollamento, sfruttamento ed espropriazione, il progetto attuale viene percepito dalla maggior parte degli abitanti del Paese come un perpetuare delle tendenze passate. I buoni discorsi non sempre sono capaci di convincere le persone che hanno vissuto direttamente situazioni dure e ne portano le cicatrici . Il dolore che rimane immutato nelle loro menti, è quello che ritrovano ogni giorno nei loro lavori, nelle fattorie e nei loro vicini, quando si specchiano nelle loro culture. Il governo dovrebbe invece provare a convincere gli abitanti di questi Paesi e fargli sperimentare il beneficio pratico che trarrebbero da questo cambiamento, non iniettando loro discorsi modernisti, in parte incomprensibili, ma coinvolgendoli attivamente in modo genuino nei loro progetti.

 

articolo di Tobias Pellicciari

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